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Morte di Ferdinand Foster

Page history last edited by Von Vempt 3 yrs ago

Stamattina mi sono svegliato con la certezza che sarebbe stato stanotte

e hoadattato la giornata di conseguenza.

Avrei dovuto passare la giornata a preparare il mio discorso di

martedi` all'inaugurazione dell'expo bravelandiano sulle nuove

tecnologie, ma la mia partecipazione sara` cancellata stasera, e, se anche non fosse

cosi`, posso sempre prepararmi domani. Cosi` mi sono recato in amministrazione e ho

messo a posto tutti i conti ed il bilancio; quando la morte arrivera`

tutte le partite di giro saranno state chiuse e tutti i debiti onorati.

Certo, se questa e` l'ora, avrei preferito che fosse lunedi`, il giorno

della morte della mia miniera, ma non spetta a me scegliere.

La chiusura dei conti mi e` costato molto piu` tempo del previsto e

cosi` sono entrato da Schubert molto piu` tardi del solito; quando la vecchia

locandiera si era messa in pensione ed il suo carrello dei dolci era entrato nella

categoria dei ricordi e dei rimpianti, mi era stato molto facile convincere

Schubert a cedere la sua Konditorei e trasferirsi a Fosterdorf.

Passai un'ora cullato dalla sinfania schubertiana dei cioccolati e

faticai a tornare alla realta`.

Mandai una nota al mio domestico, incaricandolo di dare una notte di

liberta` a tutti i domestici e di far condurre Apollo e Zeus alla casina

di caccia; poveri cani, loro non hanno colpe.

Poi presi il ferry e mi recai al belvedere che ho fatto costruire; era

li` che il 6 dicembre del 412 aveva iniziato a predere forma il progetto di

Fosterdorf.

Mi sedetti e passai ore a contemplare il paese; come in un cangiante

caleoscopio davanti ai miei occhi si sovrapponevano la prima visione del

mio sogno che ebbi quel giorno, l'immagine sempre piu` solida che continuavo

a costruire in quel mese di febbre e di delirio, il paese di oggi, flashes

del cantiere, il ricordo della valle ancora selvaggia come una volta.

A poco a poco queste visioni si fusero e diventarono realta`, la vera

essenza di Fosterdorf.

Una citta` di ricercatori ed ingegneri dedicata all'investigazione di

tecnologie alternative, un corpo di fabbriche dove i progetti piu`

promettenti venivano trasformati in prodotti, gli introiti dei brevetti reinvestiti

in finanziamenti alla ricerca, comitati scientifici che raccoglievano la

crema mondiale dela ricerca e dell'economia, farne parte era un previlegio che

era concesso solo ai migliori.

In poco piu` di tre anni, Fosterdorf aveva gemmato:

Fosterborough in Albione, Fosterville in Aquitania, New Foster in

Braveland, Fosterburgo in Matrovska e Fostergrado nella Matrovska rossa. Ogni

citta` ormai indipendente e sufficiente a soddisfare il proprio sviluppo, ma tutte

legate dallo stesso progetto e dalla stessa visione.

Con una fitta al cervello, mi resi conto che mentre le altre citta`

sarebbero sopravvissute e sarebbero cresciute continuando a dare al mondo la loro

luce, Fosterdorf invece era condannata.

Infatti avevo sganciato con cura Fosterdorf dalla rete delle citta`

gemelle, trasferendo loro parte della produzione e dei brevetti e dirottando

parte dei proventi cosi` accumulati in un progetto ancora piu` ambizioso;

installare a Fosterdorf un centro di sviluppo sulla tecnologia marina.

Ma il progetto era ancora a meta` del guado e la mia morte

spegnera` Fosterdorf come altri sogni e ricordi: la Bella Alsaziana

(suicidatasi dopo che era rimasta sfigurata in un inceidente), il

carrello dei dolci della locanda, la mia miniera.

Se mi fosse concesso un solo altro anno, avrei dato un`altro dono

all'umanita`.

Ma al di la` dei rimpianti, mi sento comunque soddisfatto; ho dato molto

piu` di quello che ho preso. E non ho rimorsi; e' inutile citare Macchiavelli

quando basta la filosofia della massiaia: per fare una frittata bisogna rompere

le uova.

E non sono stato io, comunque, a voler rifiutare l'autonomia della

Timuria ed a volere imporre l'embargo all'Impore dell'Est.

Non sono stato io, insomma a scatenare la follia.

Soprattutto non sono stato io a fare qualunque cosa purche` il diavolo

mi comprasse l'anima.

Io l`anima al diavolo l'ho venduta e ad un buon prezzo: ieri l'era del

tungsteno ed oggi la frontiera della new-techology.

Oggi devo pagare il mio debito, ma lo faccio con la tranquillita` di un

finanziere che ha sempre onorato le sue cambiali.

Restai, rilassato e rasserenato, a guardare il tramonto e l'accendersi

delle luci della mia citta`; poi lentamente mi sono incamminato lungo il viale

verso la mia villa.

Sento la mancanza dell'accoglienza dei miei cani, do incarico al

maggiornomo di farmi mandare uno spuntino dalla locanda e lascio anche a

lui la notte libera, poi salgo nel mio studio ed inizio a preparae la scena.

Mi fermo a lungo a guardare il quadro alle spalle della mia scrivania:

una libera riproposizione della Partita di scacchi di Peter van Huys fatta

da Boecklin, in cui la figura del Roger d'Arras assume le mie fattezze e

nei panni di Duca di Osternburg quelle di Franz Ferdinand mentre la

figura di Betrice di Borgogna diventa una donna velata.

Una simpatica mia sciarada proposta intorno ad un quadro gia`

enigmatico; non potevo naturalmente resistere alla tentazione di indicare il mio

giustiziere, ma la vera sciarada e` la donna velata; la donna amata

da entrambi i giocatori del quadro fiammingo, nella potenza simbolisitca

di Boecklin, e` diventa la figura centrale del quadro, la musa che ispira

la partita mortale dei due scacchisti.

Mi ha sempre fatto ridere la visione manicheista del mondo; come se ci

fosse il bianco e il nero, il bene ed il male; come se io fossi il male

incarnato ed il gottedammerung facesse giustizia; o come se io fossi la fiaccola del

progresso ed il gotterdammerung fossero i paladini dell'oscurantismo

torquemadiano.

La partita a scacchi e` molto piu` sottile : Yin e Yang, siamo due

progetti contrapposti ed e` tramite la nostra infinita partita, tramite le nostre

contrapposte aspirazioni alla purezza della donna velata che la realta` si invera.

La scrivania e` stata riordinata, la scacchiera e` stata ricomposta come

nel quadro, una bottiglia di Nahe e` stata aperta e messa nel secchiello.

Ora posso aspettare l'arrivo del mio ospite, degustando una bottiglia di

Eguisheim in compagnia dei miei ricordi, dei miei rimpianti e dei miei

sogni.

Sento abbaiaire i cani delle ville vicine, degusto l'ultimo sorso di

nettare, scaglio il bicchiere nel camino e mi preparo ad accogliere il mio ospite.

Sento degli scalpicii, dei sussurri, poi un silenzio che rompo io:

"Benvenuto comandante, c'e' una bottiglia in fresco per lei; nel caso

che volesse fare due chiacchiere tra vecchi nemici prima di compiere il suo dovere."

La porta si spalanca e al posto di Ferdinand compare un giovane tenente.

I nostri occhi si incrociano e quello che leggo nei suoi mi gela.

Mi sarei aspettato l'entusiasmo di un giovane, la fredda sicurezza di

Ferdinand e, se non la stessa luce che vedo nei miei occhi, almeno la stessa

aspirazione alla donna velata condivisa da noi nemici.

Ho letto invece la freddezza, l'ambizione, l'ansia di potere, il calcolo.

La mia reazione e` immediata: nello stesso attimo in cui i soldati inziavano a

sparare, il mio dito aveva gia` schiacciato il pulsante.

Muoio divertito all'idea di aver fatto un'ultimo favore ad un`avversaio

che ho sempre stimato.

 

Quando le raffiche si tacquero, ed i soldati iniziavano a disporre le

mine, Franz Ferdinand entro` nella stanza scavalcando il cadavero del tenente

mentre i suoi occhi registravano la spina piantato nel suo collo; "curaro" penso`.

Si avvicino` alla scrivania e al cadavere di Foster, prese un bicchiere e vi verso` un poco di vino.

Fece un cenno di brindisi mormorando: "Ho lasciato la sua vita nelle tue mani e

vedo con piacere che la tua valutazione coincide appieno con la mia"

Resto` a lungo a contemplare il quadro di Boecklin, poi fece cenno ai

soldati di toglierlo dalla parete e portarlo via con loro.

 

Due kameraden staccarono il quadro dal muro e si allontanarono

frettolosamente mentre altri due si occuparono del cadavere.

" Ricomponete la salma e posizionatela di fronte la vetrata... domani l'alba

della nuova età lo accompagnerà nel suo ultimo viaggio. Snell"

Con cura e rapidità il resto del Kommando si adoperò per eseguire l'ordine.

In pochi minuti la stanza tornò alla sua quiete con un placido Ferdinand Foster

crivellalto, adagiato in poltrona a osservare il panorama verso est.

" PRESENT-ARMM!"

Le armi del Gotterdammerung scattarono nel saluto, il capitano Ferdinand

presentò il calice pieno e buttò giù d'un fiato.

L'indomani, il primo giorno dell'era New Tech, posò il suo primo sguardo sul

padre morto, sette minuti dopo la villa esplose in una pira purificatrice.


 

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