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La Pattuglia Perduta

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NATI DAL SANGUE

 

Nova Matrovska. Fronte Orientale.

Dicembre 412. 08:12 Zulu.

Spengo il data-logger, non so se parlero' ad alta voce dei miei pensieri, ma comunque non voglio che lo stato maggiore mi prenda per matto... o per finocchio.

 

Un movimento del mignolo nel guanto sensorizzato e le luci interne del casco si spengono; gli screen delle tre telecamere latero-posteriori diventano bui con il solito fade, al limite del mio campo visivo. Livelli di pressione idraulica, munizioni rimanenti, integrita' strutturale della tuta potenziata: tutto spento, non me ne frega niente. Questa volta l'alba voglio vederla con i miei occhi, non attraverso la visiera dell'elmetto.

Sollevo il braccio destro, con un rumore di servomeccanismi poco piacevole; scollego il casco e lascio che penzoli dalle spesse dita metalliche. Ho smesso da un po' di stupirmi di quanto siano precisi i movimenti riprodotti dalla tuta, l'odore dell'esplosivo cancella la curiosita'... come quello del sangue, che cancella la voglia di sorridere.

 

Mattina Khazakiana, terra brulla e qualche albero in cima alle colline, con questo sole pallido che filtra dall'orizzonte. Nebbia, forse polvere sollevata dal crollo del centro comunicazioni; tutti i colori sono sfumati di blu, sembra che faccia ancora piu' freddo del solito.

Eppure mi sento bene, felice di inspirare l'aria coi miei polmoni: "ogni mattino che vedi coi tuoi occhi e' come se rinascessi" mi aveva detto il capitano Miller... cazzo se e' cosi'. Non me ne frega niente se abbiamo rischiato di morire, non me ne frega niente se i nostri alleati mi hanno sparato addosso, se ci nascondono qualcosa: sono i giochi di quelli Grossi, noi del plotone abbiamo smesso di farci troppe domande.

Sono fottutamente vivo.

 

-Sergente Hicks!-

 

Allungo il collo oltre la spalla della tuta, c'e' uno dei miei che si avvicina da sinistra con passi lunghi e pesanti.

 

-Tutto intero, Reiben?-

-In carne e metallo, sergente: glie le abbiamo suonate a quei Rossi del cazzo!-

 

Lui era dentro al comando centrale quando la Nova Matrovska ha abbattuto a missilate il centro comunicazioni pur di non farci

entrare, per lui e' un gran giorno di gloria. Missione compiuta: ripiegati con successo in territorio alleato dopo che il nemico ci aveva tagliato la via per la testa di ponte di Braveland. Diecimila metri di ritirata in territorio Bianco senza incontrare nessuno.

 

-Horvath e Upham sono a posto?-

-Affermativo, signore.-

-I Droni-Sonda?-

-Li hanno impacchettati, i dati dovrebbero essere salvi: basta infilargli un bel jack nel didietro.-

-Wade?-

-Si sta occupando dei feriti, pare che quelli sul Gravi-Carro se la siano vista brutta.-

-La squadra di Mellish?-

-Sono la' dietro, si stanno radunando... a loro non e' andata bene.-

 

No: non gli e' andata bene. Dovevano prendere posizione ai pezzi di artiglieria della base abbandonata: i Rossi sono stati piu' veloci, piu' che altro le loro mitragliatrici. Due terzi del plotone spazzato via in meno di dieci secondi... li ho sentiti nel comm-link.

 

-C'e' Caparzo che vuole parlarle, sergente: e' uno di quelli che ce l'hanno fatta.- Reiben respira profondamente, per quanto l'armatura lo consenta. Andiamo a sentire cosa vuole questo Caparzo.

Mi muovo nella tuta in mezzo al fango della base deserta, abbandonata prima che arrivassimo per chissa' quale motivo; ovunque mezzi dei Bianchi manovrano per creare un perimetro sicuro. Sono arrivati giusto in tempo per godersi la fine dello spettacolo... e dovremo pure ringraziarli. Dal finestrino di un Trasporto un soldato matrovskiano mi guarda: e' un ragazzino, sembra appena uscito dall'accademia. Carne giovane: possibile che abbiamo sguarnito il confine orientale e abbiano mandato dei "green" a tenerlo? Cos'ha in mente Alexandrovic?

 

Caparzo e' un figlio di immigrati dalla pelle abbronzata, si e' lasciato cadere contro un muro di schiena e ha aperto il front panel della tuta. Sembra una matrioshka di tre tonnellate; ha ancora le gambe infilate nella corazza inferiore e sta cercando di accendersi una sigaretta, ma le mani gli tremano tanto che gli cadono i cerini per terra.

 

-Che vuoi, soldato?- gli chiedo senza troppa simpatia, lui solleva lo sguardo e quello che gli leggo in faccia mi fa pena.

-sergente...- balbetta -abbiamo sparato piu'... che potevamo... due trasporti... forse tre... li abbiamo fatti saltare.- altra pausa, altro cerino che cade.

 

-Vi siete battuti bene.-

-i mitra dei rossi... sembrava che piovesse, come quando piove grosso sulle lamiere...-

-Sputa fuori, Caparzo: lo so che era un inferno, lo e' stato per tutti. Ora e' finita, che cazzo ti prende?-

-...perche'? perche' non c'era nessuno?... avremmo potuto salvarci tutti... se l'artiglieria fosse stata guarnita...-

-Perche' la guerra e' una merda. Lo hai scoperto adesso? Bravo: vinci un premio. Alza il culo da terra: sei un BloodBorn, il fango lo lasciamo ai Rossi!-

 

Caparzo infila le braccia nei servo-meccanismi e goffamente solleva l'armatura da terra. Niente piu' matrioshka, ora davanti ho un soldato.

 

-A Braveland c'e' qualcuno che ti aspetta?-

-Si.-

-Allora fai in modo che siano fieri di te, quando tornerai. Lo saranno per come ti sei battuto oggi: fai in modo che non ti vedano piagnucolare come una femminuccia!-

-Si signore.-

 

Guarda in basso, mi volto e contemplo ancora un minuto il paesaggio, mentre il reparto dei BloodBorn si prepara ad essere caricato sui trasporti dei suoi salvatori.

Il problema e' che ha ragione: Reparto-Dio-Patria un cazzo, questa volta ci hanno mandati al macello.

Sputo sul territorio della Khazakia.

 

Io avrei voluto fare il professore.

 

Sgt. Adam Hicks

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