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L'Orfano - Atto 3 - Il Gotterdammerung

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L’Orfano – Atto 3 – Il Gotterdammerung

 

Il sole aveva appena fatto capolino da dietro la montagna quando la Jeep era arrivata in vista delle avanguardie del Gotterdammerung.

Yuri Grigoric potè notare uno dei soldati sul blindato indicare la montagna alle sue spalle, evidentemente aveva notato il Raptor… e, dannazione, i due Cyclop.

Ormai era troppo tardi per pensare di cambiare qualcosa nel piano e dopo pochi istanti dal blindato in avanguardia gli intimavano di fermarsi; non avesse avuto la bandiera bianca ben in vista probabilmente avrebbero prima sparato e poi chiesto spiegazioni… comunque il fucile puntato verso la sua testa suggeriva che quelle spiegazioni non sarebbero state attese a lungo.

 

- Caporale, ho bisogno di parlare urgentemente con il vostro comandante.

- Cosa le dice che il nostro comandante voglia parlare con un perfetto sconosciuto?

- I tre Mech ai miei ordini nel bosco e la cartella di documenti che ho accanto dicono che non vede l’ora.

 

Il comandante del blindato disse qualcosa dentro il suo com link e dopo pochi istanti, ricevuta evidentemente una risposta, prese il posto di guida sulla Jeep.

Dopo circa due minuti Yuri Grigorich era al cospetto del comandante della colonna, visibilmentee indaffarato a dare ordini per affrontare un possibile scontro tra due fuochi. L’Orfano non potè fare a meno di notare che sebbene non fosse stato perquisito era tenuto attentamente sotto tiro a scanso equivoci.

 

- Sono il Tenente Hugo Jurkat, mi dicono che lei abbia un fortissimo desiderio di parlarmi. Beh, chiunque lei sia ha due minuti, come vede andiamo molto di fretta e non abbiamo il tempo di fermarci a prendere un the.

- Sicuramente avrà sentito parlare di me come “L’Orfano”.

 

L’espressione sul volto del Tenente Jurkat suggerì che aveva già sentito quel nome.

 

- Stia tranquillo tenente, per quanto mi piacerebbe sapere chi vi sta inseguendo e il perché, sono qui con intenzioni amichevoli…

 

Così dicendo, Yuri aprì la cartella che aveva portato con se, e ne estrasse un contenitore trasparente al cui interno era ben visibile un diario molto rovinato, tenuto evidentemente sottovuoto per preservarne le già precarie condizioni. Un solo sguardo al piccolo oggetto fu sufficiente per far brillare gli occhi di Jurkat.

 

- Ma quello è… - L’emozione era evidente nella voce di Jukart - … quello è … -

- Il diario di Viktor Von Vempt, tenente.

- Ma… come può essere… quel diario è andato perso nella seconda battaglia di Cepinski?

- Infatti. Poco prima della battaglia il Gotterdammerung dovette trasferire improvvisamente il suo campo per non entrare in contatto con un reparto del CPM che stava marciando proprio in quella direzione, e nella concitazione del momento il diario deve essere andato perso, per essere ritrovato da quello stesso reparto del CPM, l’Orizzonte Rosso. Quel reparto fece poi da scorta a Gustav Grigorich e da lui è arrivato fino a me. Ora credo che sia giunto il momento che questo diario torni al Gotterdammerung.

- Immagino che ci sia un prezzo per questa… cortesia, ma credo proprio che dovremo parlare di questo in un altro momento, sembra che abbia sopravvalutato il tempo a nostra disposizione…

 

Yuri Grigorich ebbe appena il tempo di vedere il Mech senza insegne sbucare dal nulla quando si sentì buttare a terra dal tenente Jurkat, giusto in tempo per non essere scaraventato a diversi metri di distanza dall’esplosione di un blindato centrato in pieno da un missile.

- Ma porc… E non ho avuto nemmeno il tempo di offrirvi un passaggio sulla Greta Garbo.

- Su cosa?

- Quella! – disse indicando l’aeronave che puntava dritto su di loro.

 

Il sorriso di Yuri svanì rapidamente quando vide che da uno dei portelloni laterali della dropship due Mech stavano sparando verso il bosco… soprattutto perché uno dei due Mech era il SUO Mech personale. Il pensiero del brutto quarto d’ora che avrebbe passato il loro aggressore fu sostituito rapidamente da quello della terribile giornata che avrebbe avuto chi stava pilotando il SUO Mech se ci fosse stato un solo graffio sopra al termine di quella battaglia. Non che con la sua guida quel Mech fosse sempre uscito indenne dagli scontri, ma… diamine, era il SUO Mech… che cosa era passato per la testa di Zhukov! Ma soprattutto, chi diamine aveva messo al suo posto?

L’atterraggio tuttaltro che perfetto del Mech gli fece capire che se avesse voluto averne ancora uno con il suo nome scritto sopra avrebbe dovuto fare di tutto per sedersi al posto del pilota il prima possibile.

Raggiungere il Cyclop rosso fuoco si rivelò ben più difficile del previsto, dovendo evitare il gran volume di fuoco che gli uomini del Gotterdammerung stavano sprigionando sulle truppe nemiche che stavano sbucando da tutte le parti. Per poco non fu calpestato dal Kampfer su cui, molto più velocemente di lui, era salito il tenente Jurkat.

Arrivato vicino al Mech il pilota fece la prima cosa intelligente e fece salire Yuri sulla mano per poi portarla vicino alla cabina di pilotaggio. Yuri sentì che ormai mancava poco prima che del solido acciaio si frapponesse tra lui e le pallottole che saturavano tutta l’area.

Poi d’improvviso lo scoppio. Yuri fece appena in tempo a sentire il rivolo di sangue sulla sua fronte prima di perdere i sensi.

 


L'Orfano - La fuga di Gustav

L'Orfano - Atto 0 - L'eredità di un padre

L'Orfano - Atto 1 - Un nuovo inizio

L'Orfano - Atto 2 - Il racconto di Zhukov

L'Orfano - Atto 4 - Greta Garbo

L'Orfano - Atto 5 - I Purificatori della Fede

L'Orfano - Atto 6 - Il Tav

L'Orfano - La leggenda del Greta Garbo


Scritto da Gustav e Von Vempt

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