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FGTAV

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In esclusiva solo per voi, affezionati lettori, l'anteprima dello scoop

dell'anno, ed una rara immagine di uno dei veicoli a levitazione

magnetica che operano sul percorso TAV! Solo su FEDERAL GEOGRAPHIC!

 

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Io, operaio in Frostia nel cantiere della TAV

Il racconto in esclusiva del nostro inviato Goran Clevic

 

Primo giorno

Un nome inventato e una firma sulla liberatoria: non serve altro per

essere assunti come operai al cantiere TAV. L'ambizioso progetto della

SODEC richiede una quantità esorbitante di manodopera, e la paga è

buona, grazie ai finanziamenti della Federazione Occidentale. Poche ore

dopo la firma sono già sul treno stracolmo di operai in partenza da

Ville Lumiére, diretto verso est. Ci sono uomini e donne che vengono da

quasi tutto il continente di Alpha Mater, anche se colpisce l'assenza

quasi completa di nabukovi. L'atmosfera all'inizio è allegra, ma appena

abbandonato il territorio dell'Aquitania l'umore di tutti peggiora,

insieme al clima: fa molto freddo, e la pioggia abbondante contribuisce

a rendere il viaggio ancor più grigio e monotono.

 

Secondo giorno

Dopo una monotona giornata di viaggio, il tempo migliora in modo

repentino mentre ci avviciniamo finalmente al tracciato della TAV. In

lontananza, in mezzo ad un campo di Clutch insolitamente secco per la

stagione, compare alla vista una lunga linea grigia, spezzata da un alto

pilone. Alcuni operai mi spiegano che si tratta di uno dei cosiddetti

'picchetti' che fiancheggiano il percorso del TAV. Vicino al picchetto

c'è un'anonima stazione di scambio e manutenzione, un grosso rettangolo

di cemento circondato da una serie di costruzioni prefabbricate in

lamiera dall'aspetto trasandato. Visto da vicino il corridoio del TAV

non è certo un'opera impressionante: una lunga striscia di terreno

piatto, sprofondato di qualche metro rispetto alla tundra circostante e

delimitato da due lunghi, imponenti e monotoni argini di cemento.

 

Veniamo fatti scendere dal treno e mentre ci viene dato un posto per la

notte in un prefabbricato, vediamo da vicino il lungo convoglio

corazzato TAV, su cui viaggeremo il giorno seguente. Le operazioni

vengono coordinate da un nutrito gruppo di agenti della forza di

Sorveglianza della CoPax. Troppi, per un semplice presidio di una

stazione di sosta sperduta nel nulla della Frostia. Guardando le facce,

le armi e il modo di fare sembrano mercenari più che semplici forze di

polizia.

La sera alcuni operai veterani mi spiegano che il sistema di locomozione

usato dal TAV ha degli effetti collaterali: disturbi alla vista,

sensazione di euforia e di stordimento. Karl, un ragazzo ruritano al suo

terzo turno al cantiere, parla di allucinazioni, e dice che a volte i

macchinisti vedono e sentono cose strane, voci, apparizioni, fantasmi.

Uno dei mercenari, un timuride dalla faccia color del cuoio,

schiacciando con rabbia il sigaro sotto la suola, dice con il suo

colorito dialetto che faremmo meglio a non pensare a queste fantasie ed

a preoccuparci piuttosto dei clan mechwarrior. Racconta che sono un vero

flagello: attaccano di sorpresa, non fanno distinzione tra civili

e militari. Quel che non possono rubare distruggono.

 

Una rara fotografia di una vettura TAV

 

Terzo giorno

Partiamo di primo mattino da Krostov (questo è il nome della stazione di

scambio) verso la destinazione finale, il cantiere PRE-TAV. Viaggiare

sul percorso del TAV è un'esperienza strana. Il convoglio viaggia a

velocità folle e sembra librarsi a mezz'aria, per cui l'unico rumore è

quello del vento. Gli argini, che a questa velocità sono una confusa

linea grigia, non consentono di vedere il terreno immediatamente

circostante al tracciato, ma ad alcuni chilometri a nord si vede una

tempesta, una gigantesca massa di nubi scure illuminate dai fulmini, che

le fanno apparire quasi come una cosa viva. Per fortuna non sembra

venire nella nostra direzione, anche se credo che il convoglio possa

resistere a ben altro.

D'improvviso davanti a noi compare una linea di basse montagne, che in

pochi secondi si ingigantisce come a volerci divorare. Mi devo ricredere

riguardo all'imponenza dei lavori: per mantenere il tracciato dritto e

piano le montagne sono state letteralmente tranciate in due, come da una

gigantesca lama. Dagli spessi finestrini vedo tutto intorno a me il

cuore della montagna, strati su strati di roccia viva. La fenditura

artificiale è certamente opera del famoso PRE-TAV, l'enorme macchinario

che fa da testa di ponte per il tracciato.

Le montagne scivolano silenziosamente alle nostre spalle in un batter

d'occhio, lasciando l'impressione di un'esperienza quasi onirica, e il

mondo intorno a noi diventa verde: ci ritroviamo circondati dalle basse

colline del Mare d'Erba, al confine tra Frostia e Khanestan.

 

Quarto Giorno

Nel pieno della notte arriviamo al cantiere, solo per scoprire che è

stato spostato ad una trentina di chilometri di distanza poche ore

prima. Ordini improvvisi dall’ufficio Coordinamento. L’ultimo tratto non

può essere fatto in treno, quindi veniamo fatti imbarcare su camion

blindati. Gli uomini della CoPax che supervisionano le operazioni sono

agitati, qualcuno sghignazza, altri sembrano molto nervosi.

Poche ore dopo capiamo tutti il perché. Mentre l’alba sorge sulle basse

colline del mare d’erba, vediamo stagliarsi l’imponente profilo del

PRE-TAV. Sulla collina a fianco, un clan mech è stato fatto a pezzi ed

impalato con la sua stessa arma. “Questo non piacerà al clan Tempesta…”

dice cupo il mio vicino di posto.

Parole profetiche. Siamo ancora a parecchie centinaia di metri dal

PRE-TAV quando il sole è oscurato da una figura tenebrosa, come un

gigantesco rapace pronto a calare su di noi. Non ho mai visto un mech

così grande! “Per le palle di Bob, è il Wind Reaper di Ummon!” sento

gridare dall’autista del camion, che accelera d’improvviso per arrivare

al riparo del PRE-TAV, le cui torrette binate si attivano con ronzio

ovattato.

Poi scoppia l’inferno. I Cyclop della CoPax aprono il fuoco sulla figura

da incubo del Wind Reaper, che sembra muoversi come fumo schivando i

colpi che lo schivano di un pelo, e si fa sempre più vicino. Seguire lo

scontro dal camion lanciato a tavoletta verso i portelloni aperti del

PRO-TAV è difficile, ma faccio in tempo a vedere uno scontro titanico

sulla collina tra il mech del capoclan Tempesta ed un Cyclop. Un’altra

ombra ci passa davanti, in un attimo è dall’altra parte del PRO-TAV. Si

sente un’esplosione, un fischio ed un colpo violentissimo, come se un

meteorite avesse appena colpito il campo di battaglia: è una delle

torrette del PRE-TAV, divelta dalla struttura da un altro mech del clan

Tempesta sbucato da chissà dove.

Un’istante dopo il terreno trema ancora ed una gigantesca nuvola di fumo

e polvere oscura l’aria, poi vengo sbattuto violentemente contro la

fiancata metallica del camion, che sbanda e si ferma bruscamente. Siamo

stati colpiti da qualcosa, ma la corazza ha retto, per ora. Saltiamo

giù, miracolosamente incolumi. Sopra di noi troneggia la fiancata del

PRE-TAV, alta quanto una cattedrale, illuminata dal fuoco cadenzato

delle torrette che spazzano il campo di battaglia. Ci mettiamo a correre

verso i pesanti portelloni corazzati, aperti per farci salire. Prima di

entrare mi giro e vedo il Wind Reaper, a terra, che continua a combattere.

Il resto dello scontro non lo vedo, ma lo sento attraverso le vibrazioni

delle esplosioni, che riescono a scuotere anche la colossale struttura

del PRE-TAV. Veniamo portati in una grande sala, una sorta di magazzino,

e tenuti sotto controllo da un paio di guardie CoPax, che però sembrano

più interessate alle trasmissioni radio che a noi.

Dopo qualche ora riesco a capire che il clan Tempesta è stato respinto,

che il Wind Reaper è caduto, ma Ummon è riuscito a scappare e si

nasconde da qualche parte nei boschi circostanti. La CoPax si muove con

cautela, perché la priorità è di allontanare il PRE-TAV. Molti degli

operai sono stupefatti dal fatto che sia stato danneggiato. “credevo

fosse indistruttibile” – dice uno, impaurito più di quanto non voglia

far apparire – “credevo che niente potesse fermarlo!”.

Mentre sento che vengono organizzate delle squadre di soldati CoPax per

rastrellare i boschi a caccia di Ummon prendo una decisione: devo essere

lì, devo riuscire a vederlo.

Riesco ad evitare la blanda sorveglianza interna, trovo uno spogliatoio

con alcuni abiti militari usati, me li metto addosso e sono fuori,

mentre calano le prime ombre della sera. Il bosco dove si nasconde Ummon

non è lontano, decido di non rischiare e vado a piedi, passando vicino

all’inquietante figura del Wind Reaper, che sembra un demone addormentato.

 

Il Nightwing abbattuto. Notare il mech di guardia nonostante quello di Ummon sia fuori uso

 

Anche così, sconfitto ed abbattuto, incute timore, e qualcuno si segna

mentre gli passa accanto, mentre la maggior parte dei soldati

semplicemente gira alla larga. Appena entrato nel bosco mi tolgo la

divisa, poi cerco di orientarmi nel bosco, seguendo le squadre di ricerca.

 

Soldati CoPax rastrellano il bosco alla ricerca di Ummon

 

Dopo un paio d'ore, d'improvviso cominciano a sentirsi esplosioni,

grida, e la terra trema all'inconfondibile ritmo di mech in corsa.

Guidato dal bagliore degli spari e dal rumore del combattimento, supero

il crinale di una collina e vedo sotto di me una scena da incubo, con

decine di uomini che si lanciano all'assalto all'arma bianca, veicoli

che esplodono, un mech abbattuto con una gamba grottescamente alzata, un

altro il cui torso esplode sotto i miei occhi. Gli uomini della CoPax

hanno trovato Ummon, ma i suoi fedeli uomini del clan non lo hanno

abbandonato e sono tornati per difenderlo.

Il combattimento è di una ferocia inaudita e dopo pochi minuti la base

della collina è coperta di rottami fumanti di metallo, cadaveri, ed

alberi in fiamme. In mezzo a questo incubo, letteralmente in cima a

questo cumulo di sangue e distruzione, c'è Ummon, che combatte come se

fosse posseduto, e mentre combatte ulula, come un'animale selvaggio.

 

Ummon: un demone al centro della battaglia

 

Quando tutto per lui sembra perduto, una serie di scie luminose

rischiarano il cielo: sono le armature potenziate volanti del clan

Tempesta, che prendono il volo portando in salvo il loro leader. La

battaglia repentinamente finisce, mentre le rimanenti forze del clan

Tempesta abbandonano il campo.

Stordito, in stato confusionale, mi aggiro per il bosco nelle ore

successive, fino a che non riesco a raggiungere il ProTav poco prima

dell'alba, appena in tempo: sorge una nuova alba sul mare d'erba della

Frostia mentre il gigantesco veicolo, danneggiato, si solleva dal campo

e ricomincia la sua implacabile avanzata.

 

La riparazione del Pre-TAV

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